le foro e il video sono così così, ma dal vero è molto più bella!
P.Aurelio, missionario carmelitano italiano (di Cuneo), che scrive questo blog, è in Centrafrica dal 1992. Dopo 11 anni a Bouar, è stato parroco per 17 anni a Bozoum, dove la Missione segue 40 villaggi e 20 scuole (dall’asilo al Liceo), un Centro per 200 orfani, un dispensario, e molte altre attività di sviluppo (pozzi, agricoltura, ecc). Da novembre 2020 è a Baoro. Il 23 febbraio 2024 è stato nominato vescovo coadiutore di Bangassou, una diocesi di 135.000 km2, nel Sud Est del Centrafrica.
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venerdì 23 settembre 2011
meno 2 giorni all'inaugurazione della scuola media
le foro e il video sono così così, ma dal vero è molto più bella!
mercoledì 21 settembre 2011
intervista su "la Bussola"
intervista su La bussola quotidiana«La mia Africa tradita dalle Ong»
«Progetti, appelli, finanziamenti… Ma la mia Africa non è quella dipinta da tante Ong e dai proclami dell’Onu». Dal cuore del Continente Nero arriva lo sfogo amaro di un uomo che da quasi vent’anni condivide con gli africani un destino beffardo.
L’amarezza è acuita dal fatto che i veri problemi vengono ignorati: «La Repubblica Centroafricana è agli ultimi posti delle liste dello sviluppo e della qualità della vita. Ha vissuto anni molto bui: la dittatura di Bokassa (l’imperatore) fino al 1978, poi quella di Kolingba, fino al 1994, e poi la presidenza (veramente disastrosa) di Patassè: il paese era arrivato al collasso, con un paio di tentativi di colpo di stato all’anno, violenze e saccheggi, i salari dei dipendenti pubblici non pagati… Ora la situazione è più tranquilla, ma molte zone del paese sono in mano ai ribelli». Ma due su tutte sono le sfide più urgenti: la scuola e la sanità. «Lo Stato – continua padre Gazzera - non riesce ad assumere e a pagare gli insegnanti: i maestri statali sono meno del 20%! Il resto è assicurato dalla Chiesa Cattolica, oppure dai genitori degli alunni… E tra malaria, Aids e parassiti, la situazione sanitaria è difficile. Gli ospedali pochi, e per molti infermieri e medici è una miniera d’oro: tutto è a pagamento… e molti non riescono a pagare cure, medicine o interventi».
di Antonio Giuliano
21-09-2011
Padre Aurelio Gazzera, 49 anni, carmelitano scalzo, che oggi vive e lavora a Bozoum (Centrafrica), assiste ormai da tempo ad appelli surreali. L’ultimo firmato dall’Onu denunciava la pratica dei bambini soldato nella Repubblica Centroafricana: «Ma è un fenomeno molto limitato – spiega il religioso - a parte nell’Est del paese, dove l’LRA dell’Uganda è presente da un paio d’anni. In realtà come succede anche per altri paesi africani, molti organismi devono mantenere uffici e personale (tra l’altro strapagato) per cui inventano progetti su temi che sanno essere facilmente finanziabili: bambini soldato, violenze sessuali, genere (gender)… ».
La sveglia di padre Aurelio a Bozoum (una piccola città a 400 km a Nord della capitale, Bangui) suona molto presto. «Alle 5 di mattina recitiamo le Lodi e celebriamo l’Eucarestia. Oltre alla Parrocchia, abbiamo un centro per 230 orfani, un dispensario (con annesso uno studio dentistico), un ufficio che coordina le attività agricole, una piccola Cassa di risparmio… E soprattutto le scuole (materna, asilo e scuola media qui in città, per circa 800 alunni; e altre 20 scuole nei villaggi per altri 1800 bambini). Sin dal mio arrivo mi ha stupito l’infinità di bambini (l’Africa è un continente giovanissimo: più della metà della popolazione ha meno di 18 anni), un serbatoio di speranza e di crescita. Quest’anno contiamo di aprire la prima liceo, e se possibile, un liceo agricolo, di cui c’è grande bisogno. Per la Chiesa l’educazione è sempre stata una priorità. Quando i primi missionari arrivarono a Bangui, nel 1894, la prima cosa che fecero fu quella di aprire una scuola: compravano i bambini schiavi, li liberavano e li inserivano tra i banchi…».
Una Chiesa giovane che ha già un buon numero di martiri, anche laici come il giornalista Raymond Dakè assassinato nella radio diocesana nel 2002: «Se rimani fedele al Vangelo, non ricevi tanti applausi. Dappertutto è così. Ma se qui critichi i potenti di turno la reazione può essere pericolosa. Eppure la Chiesa anche nei momenti peggiori ha sempre cercato di farsi voce di chi non ha voce. Il contributo di tanti missionari (padri, suore, laici) ha lasciato opere tangibili (chiese, scuole, ospedali). E ogni anno abbiamo circa un centinaio di nuovi battezzati in parrocchia e quasi 300 nei villaggi. C’è molta vivacità ed entusiasmo che si esprime anche nelle splendide liturgie domenicali. Nonostante la piaga della stregoneria che colpisce con processi sommari e interpella in profondità la fede delle persone».
Ma ancora una volta l’apporto di alcune Ong può essere fuorviante: «Il Centrafrica è falcidiato dall’Aids: l’aspettativa di vita è scesa sotto i 40 anni. Per decenni non ci sono state campagne di informazione e ora abbiam raggiunto livelli preoccupanti (oltre il 14%). Per questo da tempo abbiamo corsi di educazione sessuale in tutte le scuole cattoliche, e organizziamo incontri specifici con i giovani e gli adulti. Formare le coscienze è un lavoro lungo, ma che inizia a dare i frutti. Ma come possiamo debellare l’Aids se alcune Ong continuano a distribuire preservativi a pioggia? In una scuola ho trovato scatole vuote di preservativi dappertutto. Mi è stato detto che un’Ong ne aveva distribuiti 3 ad ogni maschietto. Come sensibilizzazione, si erano limitati a spiegare come si usano… Cosa fa un giovane che se li trova in mano? Va a provarli… a volte riusandoli, e questo al di là di un sano discorso sulla bellezza, la ricchezza e la responsabilità della sessualità… Senza dimenticare gli interessi economici di chi li produce…».
Agli occhi di chi vive sul campo le disparità tra Sud e Nord del mondo pare necessario un cambio di rotta nel modo in cui l’Occidente si approccia all’Africa: «Mi chiedo: quanto sinceramente c’è di altruistico in parte della Cooperazione e dell’intervento umanitario? Quanti soldi rientrano nelle casse dei donatori? Alcune grandi Agenzie dell’Onu consumano in stipendi e amministrazione tra il 70 e l’80%, e parte del materiale acquistato proviene da ditte dei paesi donatori. E in che misura l’aiuto ha creato una mentalità di assistenzialismo, che limita ed inquina molti rapporti tra Nord e Sud?». Domande che non hanno nulla a che fare con l’ideologia no global antioccidentale: «Ci mancherebbe. Non possiamo che essere riconoscenti all’Occidente per gli scambi culturali, la formazione e gli aiuti di questi ultimi decenni. L’Africa ha la sua parte di responsabilità. Troppo spesso, gli aiuti sono stati dirottati nelle tasche dei potenti e a volte hanno rinforzato dittature ingiuste e sanguinarie. La difficoltà più grande è scontrarsi proprio con autorità che invece di avere a cuore la crescita e il bene comune sono più interessate alle proprie tasche».
È una realtà a cui il cuneese padre Aurelio non si rassegna perché questa terra gli entrata dentro. A vent’anni quando era ancora “giu ma l’ai” (giovane come l’aglio), come ama dire in piemontese, era già in Centrafrica per uno stage di un anno. E l’impatto mise dura prova anche un aitante carmelitano scalzo di un metro e novanta: «Niente telefono, la posta a singhiozzo, le comunità di altri missionari a minimo 120 km… E poi la malaria, il caldo, la missione saccheggiata dai ribelli… Ma io sono “testun” come i piemontesi: ho un po’ di difficoltà a riuscire a scoraggiarmi». Ma c’è una ragione più grande: «Qui ho scoperto quanto Dio mi ama, e quanto ama l’Uomo. Mi alzo tutte le mattine con la voglia di ringraziare. Perché se do da mangiare a qualcuno che ha fame, è già qualcosa. Ma se posso dargli il Cibo vero, Gesù, io gli do tutto! Ed è un privilegio più grande di ogni fatica. Quando arrivai in Africa mi colpì una frase che trovai scritta su una casa: “Si Dieu veut, je ferai ce que je veux”, “Se Dio vuole, farò quello che voglio”».
lunedì 12 settembre 2011
Conto alla rovescia
Fra una settimana si comincia la scuola.
I lavori della scuola media "St.Augustin - Lino" sono ben avviati...
Un giovane artista, Didier, ha dato un tono alle due facciate rivolte alla strada: sulla prima, ci sono i 5 "verbi" che il primo presidente del Centrafrica aveva scelto: educare, nutrire, alloggiare, curare e vestire.
Sull'altra faccita, c'è st.Agostino che dal Nod dell'Africa illmina il resto del mondo... con alcune citazioni...
Le titeggiature sono a buon punto, e stiamo montando banchi finestre e porte, in un cantiere dove le attività sono febbrili... e speriamo di non essere troppo in ritardo!!!!
Fra una settimana si comincia la scuola.
I lavori della scuola media "St.Augustin - Lino" sono ben avviati...
Un giovane artista, Didier, ha dato un tono alle due facciate rivolte alla strada: sulla prima, ci sono i 5 "verbi" che il primo presidente del Centrafrica aveva scelto: educare, nutrire, alloggiare, curare e vestire.
Sull'altra faccita, c'è st.Agostino che dal Nod dell'Africa illmina il resto del mondo... con alcune citazioni...
Le titeggiature sono a buon punto, e stiamo montando banchi finestre e porte, in un cantiere dove le attività sono febbrili... e speriamo di non essere troppo in ritardo!!!!
sabato 27 agosto 2011
le cosidette ferie...
| I pittori al lavoro alla scuola media... |
Agosto… mese di ferie!
Anche qui a Bozoum il mese di agosto è segnato dalle ferie… quelle degli altri!
Molti amici e persone nuove approfittano di questo tempo per ritagliarsi uno spazio ed offrirsi un periodo di qualche settimana in Africa.
Ed anche quest’anno Agosto non si è smentito!
| Dentisti al lavoro a Bozoum |
Un gruppo di 2 dentisti e mezzo (Giordano, Carlo e Michela) sono venuti per due settimane per riaprire lo Studio dentistico. Due dentisti e mezzo… perché Michela sta deve ancora terminare gli studi. Il lavoro non è mancato, ed hanno potuto restituire il sorriso a tante persone e tanti bambini.
Con lo stesso volo è arrivato p.Davide Sollami, il nostro agente ad Arenzano, con un gruppetto di ragazze, che sono rimasti circa 3 settimane.
A metà agosto sono tornati con noi Cinzia e Silvio, della Parrocchia di Cassina Amata, che hanno condiviso con noi e le suore il lavoro del Centro orfani Arcobaleno (che in questa settimana è stato aperto… e pieno di bambini e bambine che giocavano, mangiavano, cantavano “nella vecchia fattoria hi ahia oh”…).
E infine, il 24, sono arrivati da Praga Karol e Ludmila: l’architetto della Scuola media con sua moglie. Sono qui per le rifiniture alla scuola media e per l’inaugurazione….
Insieme a loro sono arrivati anche Federico e Michela che si fermeranno per un paio di mesi. Federico, di Savona, è qui per la terza volta.
Insieme a loro sono arrivati anche Federico e Michela che si fermeranno per un paio di mesi. Federico, di Savona, è qui per la terza volta.
La presenza di tante persone è sempre un po’ uno stimolo anche per noi, per ricordarci la bellezza del lavoro che facciamo ogni giorno. E per tante persone è la scoperta di un mondo diverso, dove il tempo, un sorriso, una caramella hanno ancora un valore.
Le giornate corrono veloci, tra la Messa al mattino alle 6 (dove però non si trova la ressa che invece c’è alla colazione, alle 7…), e la partita a carte alla sera (non obbligatoria, ma caldamente raccomandata…). E tra mattina e sera, qualcuno dà una mano al Dispensario, qualcuno sistema i libri per la scuola, altri si dànno da fare con i bambini, qualcuno dipinge, e il tempo passa allegramente. A volte troppo allegramente… e sempre passa troppo velocemente…
Grazie a tutti e a ciascuno!
| Michela con un bambino di Bozoum |
martedì 2 agosto 2011
Missionari...
In giugno, a Milano, c'è stata la cerimonia di beatificazione di padre Clemente Vismara, missionario del PIME in Birmania (Myanar).
é una figura che mi ha colpito molto. Missionario in Birmania per 65 anni, a un giornalista che alla bella età di 87 anni continuava a chiedergli i suoi ricordi, lui gli rispose: lascia perdere ste cose vecchie e parlamo dei mie progetti...
Leggendo qua e là: ho trovato queste due "perle":
Riunione tra missionari. Ad un certo punto della discussione, un confratello gli dice:
"Ma Vismara, sei malato di ottimismo!"
E lui, prontamente: “Non è la peggior malattia!”
| Lo stesso p.Norberto in altre faccende affaccendato |
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| P.Norberto in uno dei villaggi |
imbroglio senza colpa; lavoro senza posa; vado a spasso senza scarpe; sono allegro senza teatro; studio lingue senza fine; non passo giorno senza fastidi; campo senza amici; sfamo quaranta ragazzi senza scrupoli; invecchio senza accorgermi e di certo morrò senza rimorsi, chè l’uomo allegro il Ciel l’aiuta! 1927
sabato 23 luglio 2011
Formazioni per maestri
I MAESTRI A SCUOLA…
Ieri, 22 luglio, ero a Bocaranga per la terza sessione di formazione dei maestri delle scuole elementari della regione.
Mentre gli alunni si godono le (più o meno) meritate vacanze… cosa fanno gli insegnanti?
Non è una vendetta… né uno scherzo, né una punizione. Ma per poter insegnare come si deve, per poter fare un buon lavoro, un insegnante deve tenersi aggiornato, leggere, studiare…
Qui in Centrafrica, purtroppo, molto di questo è impossibile, perché i libri sono rari, le riviste ancor di più… Internet è, per molti, qualcosa che fa parte della fantascienza…
C’è un altro problema: molti degli insegnanti, non hanno un diploma e degli studi superiori… Molti sono giovani del villaggio che hanno studiato un po’ di più, ed accettano di insegnare qualcosa ai bambini del paese. Si chiamano “maitres-parents”, cioè i “maestri-genitori”: sono maestri pagati dai genitori degli alunni. O meglio… che dovrebbero essere pagati (molte promesse, poi spesso i genitori si dimenticano di portare qualche soldo, o un po’ di cibo al maestro…) .
Lunedì 11 luglio abbiamo iniziato qui a Bozoum, con 210 insegnanti. In pomeriggio, nonostante un po’ di malaria, sono riuscito a partire verso il Nord, a Ngaundaye, a 205 km. Qui, martedì mattina, altri 254 insegnanti hanno iniziato la loro formazione. E la settimana scorsa c'era la terza sessione, a Bocaranga, a 125 km da Bozoum, per gli ultimi 260 maestri.
Una delle cose belle del Centrafrica, è che i maestri sono molto contenti di poter partecipare e di essere formati… di tornare a scuola! Per 5 giorni sono in classe, dalle 8 del mattino alle 5 di sera… con una breve pausa per il pranzo.
E anche questo è scuola!
sabato 16 luglio 2011
Mangiare…
Eccoci qui, freschi freschi dalla Repubblica Centrafricana…
Oggi vorrei parlarvi un po’ di cosa si mangia e cosa si beve da queste parti…
Per i bambini, come per gli adulti, l’alimentazione è molto semplice, e spesso scarsa…
Quante volte si mangia? In genere c’è un pasto al giorno, verso sera, che è il pasto principale, quello che raduna tutta la famiglia. Al mattino un po’ di caffè (il latte è molto raro…) o quello che è restato dalla sera prima. A mezzogiorno, spesso c’è un frutto, una pannocchia di mais, o qualcosa che calmi la fame, aspettando la sera.
Qui il piatto forte, quello che sostituisce la pasta… è la polenta di manioca, che si mangia tutti insieme da un piatto comune, staccando il boccone e intingendolo nella salsa del piatto che la accompagna (in genere si tratta di verdure, oppure carne, o pesce, conditi con una salsa di pomodoro, oppure una salsa fatta con la pasta di arachidi).
Nei giorni di festa le donne del paese si sbizzarriscono a fare piatti un po’ più elaborati. E nascono così le KANDA, polpette di carne e semi di zucca (oppure di pesce, o caimano, o termiti, ma sempre impastate con semi di zucca).
In genere gli adulti apprezzano molto il peperoncino, un po’ meno i bambini…
Come carne… si mangia quasi tutto quello che si muove, purché sia commestibile… dalla carne di bue, al pollo, anatre e bipedi simili. Senza dimenticare il serpente (in particolare il pitone… che è molto buono). C’è poi la selvaggina (antilopi e gazzelle, conigli selvatici, faraone, scimmie, elefanti, il sibissi –che è una specie di castoro-). Senza dimenticare pipistrelli (ma solo quelli che vivono nei boschi, non quelli di casa…), topi e termiti. E… grande prelibatezza: i bruchi ( chiamati qui MAKONGO), che però, confesso, non ho ancora avuto il coraggio di assaggiare…
Ritornando alla manioca, si tratta di un tubero, cioè qualcosa che cresce sottoterra. Quando si raccoglie, bisogna metterla a bagno in acqua corrente per 2 o 3 giorni, perché contiene un derivato del cianuro, che è velenoso. Dopo questa permanenza in acqua, la manioca viene spezzettata e messa a seccare, per la conservazione.
Prima del pasto, le mamme o le sorelle devono ridurre questi pezzi in farina. Molti lo fanno a mano, in un mortaio, ma ci sono anche dei mulini con un motore a scoppio.
Quando l’acqua bolle, si butta la farina, si impasta bene, e la polenta è pronta. Buon appetito!
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