Momenti di festa, di memoria e di suffragio
30 luglio 2026
Dopo la partenza del Nunzio e dei vescovi venuti per la Messa di inaugurazione del mio servizio episcopale, lunedì 20 ci riuniamo, vescovo e sacerdoti, per un paio d'ore di confronto, per condividere quello che potrebbe essere il cammino della diocesi a medio e lungo termine. E' un bel momento di scambio di idee, di fraternità e di comunione.
I lavori della nuova chiesa di Lanome proseguono molto bene. Abbiamo voluto costruire l'altare come quello che era nella vecchia cappella: un lavoro fatto cinquant'anni fa da un sacerdote italiano di Torino, don Fedele Villa.
In questi giorni concludiamo anche l'8° corso di taglio e cucito, che ha permesso a 32 donne di ricevere una formazione professionale, per crearsi un'attività professionale e commerciale.
Venerdì parto per Gambo, la parrocchia a 75 km, sulla strada per Bangui.
Qui abbiamo appena finito i lavori di ristrutturazione della canonica, grazie all'aiuto di Propaganda Fide.
Incontro i 39 candidati alla Cresima, venuti da Gambo e dai villaggi. I più lontani hanno fatto 100 km a piedi!
Domenica celebro le Cresime all'aperto: il sole è forte, ma la partecipazione è molto alta.
In pomeriggio rientro a Bangassou, e lunedì 27 parto per Bangui.
Il 29 giugno era stato ucciso l'abbè Crepin Monga a Zemio. Un mese dopo abbiamo voluto celebrare una Messa di suffragio nella cattedrale di Bangui, mentre in tutte le parrocchie della diocesi le comunità si sono riunite in preghiera per tutta la notte.
A Bangui la Messa è presieduta dal Cardinale, e concelebro io, il vescovo coadiutore di Bangui e una quarantina di sacerdoti.
Sono venuti in tanti per questo momento di preghiera e di speranza. C'è tutta la famiglia dell'abbé Crépin, molti religiosi e religiose, i nostri orfani, e tantissima gente originaria della regione di Bangassou (Mbomou e Haut Mbomou).
All'offertorio portiamo due vasi, che contengono la terra impregnata del sangue dell'abbé Crépin, che ho raccolto a Zemio. Li posiamo sull'altare, dove rimangono per tutta la celebrazione, e al termine della Messa ne consegniamo uno alla famiglia, e uno a un sacerdote che rappresenta la diocesi di Bangassou.
E così l'abbé Crépin, questo seme caduto in terra e morto, rimane e porta frutto. Un frutto di pace.
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