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domenica 19 aprile 2026

Il Papa in Africa

Campi di arachidi
Champs d'arachides
Campos de cacahuetes

Il Papa in Africa

19 aprile 2026

Stiamo vivendo, con molta attenzione, il viaggio di papa Leone XIV in Africa. Dopo l'Algeria, ha visitato il Camerun, nostro vicino (in molti sensi), ed ora è in Angola, da dove raggiungerà la Guinea Equatoriale, l'ultima tappa.

È interessante che papa Leone, per questo suo primo grande viaggio, abbia voluto scegliere proprio l'Africa. I viaggi precedenti (Turchia e Libano), erano già stati fissati da papa Francesco.

L'Africa è un continente di speranza, per l'umanità e per la Chiesa.

Il viaggio, e soprattutto i discorsi, sono molto profondi e ricchi, e suscitano echi fortissimi anche qui in Centrafrica. A Bamenda, una zona sconvolta dalle tensioni tra anglofoni e francofoni, parlando delle sfide che il Paese si trova ad affrontare – povertà, corruzione, violenza, migrazione – ha ricordato con forza a tutti che "Dio è nuovo" e che rende i credenti "capaci di affrontare il male e costruire il bene". E questo non vale solo per il Camerun!

 

Dopo la missione a Zemio, ho avuto qualche giorno (un po’) più tranquillo.

Domenica 12 aprile ho celebrato nella cappella di Nostra Signora della Speranza, nel quartiere di Maliko, qui a Bangassou. Inaugurata l'anno scorso, il 25 marzo, sta diventando un piccola comunità vivace.

Lunedì sono a Lanome, dove abbiamo ripreso i lavori per la costruzione della chiesa.

Martedì Mgr Aguirre rientra a Bangassou, dopo quasi 3 settimane trascorse a Obo e a Mboki.

In questi giorni riprendiamo insieme il lavoro, anche perché ci sono tanti dossier da vedere e molte decisioni da prendere.

Sabato mattina vado a Bandoufou, a 25 km. Qui celebro la Messa, animata da un gruppetto di coristi, e sostenuta da un bambino che suona una specie di batteria fatta con mezzi di fortuna!

Incontro la popolazione, dopo la Messa, perché qui costruiremo una scuola per gli oltre 200 bambini. Finora i corsi erano tenuti sotto alcune tettoie in paglia, ed è tempo di offrire qualcosa di meglio al futuro del paese.



I bambini del centro orfani con i ceci arrivati dalla Spagna
Los niños del orfanato con los garbanzos que llegaron de España.




Bandoufou

Qui sorgera la nuova scuola di Bandoufou
Ici on batira la nouvelle école de Bandoufou
Aquí se construirá la nueva escuela de Bandoufou.


Lanome







 

mercoledì 8 aprile 2026

Vie Crucis e Risurrezione


Messa crismale

Vie Crucis e Risurrezione

8 aprile 2026

Martedì 31 marzo è il giorno che la diocesi dedica ai sacerdoti. In mattinata riunione con il Consiglio Presbiterale: una dozzina di preti (metà scelti dai confratelli, e metà nominati dal Vescovo) insieme per discutere e consigliare il Vescovo sugli aspetti più importanti della vita della diocesi.

In pomeriggio siamo nella parrocchia di Tokoyo, qui a Bangassou. Celebro la Messa insieme a gran parte dei sacerdoti della diocesi. In questa liturgia i sacerdoti rinnovano le promesse fatte il giorno dell'Ordinazione, e in seguito il vescovo benedice gli olii (dei catecumeni, dei malati e il Crisma) che saranno utilizzati per i sacramenti.

Giovedì 2 aprile è il Giovedì Santo, il giorno dell'Ultima Cena, nella quale Gesù ha istituito l'Eucarestia e il Sacerdozio, e dato l'esempio di come si ama e di come si comanda: lavando i piedi!

In pomeriggio celebro in Cattedrale, e durante la Messa, come Gesù, lavo i piedi a 12 persone.

Venerdì mattina, partenza verso l'Est. Le piogge sono ormai iniziate, e le strade, già in cattivo stato, sono ancora peggiorate: fango, pozzanghere, e alberi caduti. Ma le piogge ci permettono anche di vedere tantissimi animali: scimmie, antilopi, cicogne, aironi,…

In pomeriggio sono a Rafai, e qui celebro la liturgia del Venerdì Santo, con la lettura della Passione di Gesù e la bella Preghiera Universale.

Sabato mattina partiamo verso le 6 da Rafai, direzione Zemio, a 150 km. Ma verso le 9.15, mentre attraverso una buca piena d'acqua, la macchina si piega e si appoggia sul lato destro! Un po' di paura, ma niente di rotto. Usciamo, e piano piano, con il verricello elettrico, riusciamo a rimetterla sulle 4 ruote, e poi a farla uscire da questa pozzanghera, profonda più di un metro.

Il problema (oltre alle api e alle migliaia di insetti), è che il motore non ne vuole sapere di ripartire: c'è dell'acqua che è entrata nel motore!

Alle 18 arrivano alcuni giovani dal villaggio vicino, e ci invitano ad andare lì per la notte. Ci andiamo a piedi: sono poco più di 7 km, ma ci arriviamo in 1 ora.

Qui il capo villaggio ci mette a disposizione due capanne. Me ne dànno una, molto molto semplice, Il letto, in bambù, è lungo un metro e mezzo, ed è molto duro… Faccio una doccia sommaria sotto le stelle, e poi riesco ad addormentarmi. Alle 20.40 arriva una macchina! E' il parroco di Zemio che è venuto a cercarci (le notizie in Africa viaggiano velocissime, nonostante non ci sia rete né telefono…).

Tenta di far partire la nostra macchina, ma rinunciano e partiamo con loro verso Zemio, dove arriviamo alle 3 di notte, dopo 4 ore di viaggio (per meno di 70 km!).

Qualche ora di riposo, e alle 8.30 iniziamo la celebrazione della Messa di Pasqua. Nonostante la fatica, è un momento molto bello. La situazione qui continua a migliorare, e dico loro che la Pasqua ci ricorda che non c'è sepolcro, non c'è tomba, non c'è tenebra dove la Grazia non splenda e non porti Vita!

Dopo la Messa, incontro giovani e adulti, e facciamo il punto: praticamente tutte le persone che si erano rifugiate alla Missione sono ritornate a casa, e le scuole sono, almeno in parte, aperte e con un numero di alunni accettabile (anche se siamo ancora lontani dalla norma).

In pomeriggio i bambini organizzano un po' di giochi, e io faccio un giro nel paese, anche per incontrare la comunità musulmana, e far sapere che ci sono.

Nel frattempo un meccanico, arrivato da Bangassou, riesce a riparare la macchina e a portarla a Zemio!

Lunedì mattina partiamo per Tamboura, un villaggio a 25 km, dove incontro la popolazione e celebro la Messa. I villaggi lungo la strada sono vuoti (e molte case bruciate), e a Tamboura la gente inizia timidamente a rientrare…

Martedì mattina Messa in parrocchia, e poi partenza per Tabane, a 20 km. Qui la gente arriva timidamente (in giornata hanno saputo che un convoglio di mercenari russi passeranno), ed hanno paura. I villaggi della strada sono tutti disabitati: il primo con un po' di gente è Nguenekoumba, a 70 km!

Verso le 10.30 parto, direzione Rafai. In piena foresta incrociamo il convoglio dei mercenari russi, che ci chiedono i documenti, controllano sacchi e bagagli, e dopo aver ricevuto conferma da Bangui, ci lasciamo continuare, scusandosi per averci fatto aspettare!

Alle 17.30 arriviamo finalmente a Rafai, senza incidenti né avventure.

E oggi, mercoledì 8 aprile, sono rientrato a Bangassou.

Tanti chilometri, un po' di fatica, e anche tanta Risurrezione!













Zemio

 



Tamboura


Tabane






Airone
Héron
Garza