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domenica 8 febbraio 2026

Lunghi viaggi

 

Da Bangui a Bangassou, passando per Sibut, Bambari, Alindao
De Bangui à Bangassou, en passant par Sibut, Bambari, Alindao
De Bangui a Bangassou, pasando por Sibut, Bambari y Alindao
 

Lunghi viaggi

8 febbraio 2026

Per andare da Ndjamena (Ciad) a Bangui, ci sarebbe un'ora di volo. Ma… ce ne sono volute 12!

Lunedì 2 febbraio verso le 8 partiamo dalla capitale del Ciad. Facciamo uno scalo ad Abuja, in Nigeria, per atterrare a Lomè in Togo. Qui aspettiamo un paio d'ore, per ripartire con un altro aereo. Che, anche lui, fa diversi scali (Cotonou in Benin e Douala in Cameroun) prima di arrivare finalmente a Bangui alle 20.

Passaporto, bagagli… e quando usciamo c'è anche un bel temporale.

Sono rimasto a Bangui martedì e mercoledì. Ho avuto varie riunioni, soprattutto per seguire e cercare di portare una soluzione alla zona di Zemio e dell'Est della diocesi in generale, ancora sotto tensione.

Mi preparo poi a partire. E questa volta vado a Bangassou in macchina. Qualche settimana fa è arrivata finalmente la macchina nuova, dono di "Aiuto alla Chiesa che soffre", un'organizzazione che aiuta le Chiese dei paesi come il Centrafrica. Qui l'auto non è un lusso, ma una necessità, per poter visitare le varie comunità, i sacerdoti, e portare aiuto e soccorso in una diocesi grande quasi come mezza Italia.

Giovedì mattina, alle 6, inizia il lungo viaggio. Sono "solo" 750 km, ma so che ci vorranno almeno 2 giorni, se tutto va bene.

I primi 180 km sono asfaltati, o quasi (quasi, perché negli ultimi 50 km le buche sono tantissime). A Sibut abbandoniamo l'asfalto, e proseguiamo fino a Bambari, a 380 km da Bangui. Qui arriviamo verso le 13. Una breve pausa, e poi riprendiamo il cammino fino ad Alindao, 220 km più avanti.

Qui arriviamo alle 18, e siamo accolti dalla diocesi.

Venerdì mattina partiamo alle 6. Abbiamo ancora 250 km, e sappiamo che la strada è difficile e pericolosa. Per fortuna siamo in stagione secca, e le strade sono brutte, ma non pessime! Ci sono molte salite e discese, e l'acqua ed i camion hanno scavato e segnato gravemente il tracciato.

A circa 60 km troviamo alcuni camion fermi, poi un camion rovesciato: è quello che trasporta il nostro container! Mi fermo, e saluto i nostri operai, venuti da Bangassou il giorno prima: hanno quasi finito di scaricare tutto il container, caricandone una parte sul nostro camion. Poi proveranno a raddrizzare camion e rimorchio, e ricaricheranno il materiale nel container, per farlo arrivare a Bangassou!

Dopo una mezz'ora, saluto e riparto. Ci fermiamo a Gambo, la prima parrocchia della nostra diocesi, e finalmente alle 15.30 arrivo a Bangassou.

Santa Maria del cammino ha vegliato su di noi!

 

 

 

Alindao

 

 

Le cascate di Kembe, sul fiume Kotto
Les chutes de Kembe, sur la rivière Kotto
Cataratas Kembe, en el río Kotto












 


domenica 1 febbraio 2026

Ndjamena, Ciad

Cattedrale di Ndjamena

 

 

Ndjamena, Ciad

1 febbraio 2026

 

Abbiamo appena concluso la Plenaria dell'ACERAC, assemblea che riunisce i Vescovi dell'Africa Centrale (Ciad, Guinea equatoriale, Centrafrica, Congo, Cameroun e Gabon).

Siamo una settantina di vescovi, per questo incontro che si svolge ogni 3 anni in uno dei paesi dell'ACERAC.

E' un momento di comunione, di scambio, di conoscenza e di fraternità, di preghiera e di riflessione sulla Chiesa che è in Africa Centrale.

Trent'anni fa, nel 1994, papa Giovanni Paolo II aveva convocato il Sinodo per l'Africa (cui ne seguì un secondo 15 anni dopo). Era un momento molto difficile per l'Africa (in quei giorni si consumava il genocidio in Rwanda!), ed i vescovi avevano parlato con coraggio e forza per denunciare i mali e le tragedie del continente. Ma avevano anche saputo leggere tutto nell'ottica della speranza, di una Chiesa famiglia di Dio che ama la vita, la solidarietà, e celebra la propria fede con gioia, entusiasmo e creatività (chi ha vissuto la celebrazione di una Messa in Africa, lo capisce facilmente!).

Trent'anni dopo, la Chiesa che è in Africa Centrale ha voluto riunirsi e ripartire dal documento finale (l'esortazione apostolica "Ecclesia in Africa"), per riflettere e continuare il cammino. Un cammino fatto di tante tragedie e difficoltà, ma ancora di più di speranza e di vita.

Domenica 25 gennaio i vescovi sono inviati nelle varie parrocchie della città: siamo 2 o 3 vescovi, insieme a sacerdoti e laici che partecipano all'Assemblea dell'ACERAC.

Io vado nella parrocchia Saintes Perpetue et Félicité. La chiesa è costituita da una grande tettoia, e sono più di 2.500 i fedeli presenti. La liturgia è bella e vivace, ed integra canti e danze locali, e le varie lingue del paese.

Qui, in un paese a maggioranza musulmana, essere cattolici non è così evidente. E la fede è vissuta con gioia, e anche un po' di fierezza. E, nella cultura ciadiana, è fortissimo il senso dell'accoglienza, in particolare dello straniero. Un proverbio dice che lo straniero è lo specchio che Dio ti pone davanti!

Dopo la Messa, ci spostiamo nella vicina scuola (l'unica scuola superiore femminile cattolica), dove condividiamo il pranzo con il consiglio pastorale e i vari laici impegnati in parrocchia. E durante il pasto, un gruppo tradizionale esegue musiche e danze delle varie etnie.

Lunedì c'è la cerimonia ufficiale dell'apertura dell'Assemblea plenaria, nell'anfiteatro del Ministero degli Affari Esteri. Iniziamo con un paio di ore di ritardo, e sono presenti ambasciatori, ministri, laici e corali. Per l'occasione da Roma è arrivato il Cardinal Czerny, da Kinshasa il cardinal Ambongo, dal Centrafrica il Nunzio apostolico. Ed è il Primo Ministro che accoglie e si rallegra, nel suoi discorso, per la presenza e il lavoro della Chiesa Cattolica, in particolare per i poveri, per la pace e la riconciliazione.

In pomeriggio iniziamo i lavori. I primi giorni sono dedicati allo studio e alla riflessione, con l'aiuto di esperti (sacerdoti insegnanti che insegnano nelle varie facoltà dell'Africa Centrale). Sono temi intensi, che suscitano dibattiti e discussioni, sia in sala che nei vari momenti di pausa.

Mercoledì sera siamo invitati nel giardino della Nunziatura (il rappresentante del Papa).

Giovedì facciamo una pausa, per visitare la città e il Museo Nazionale, dove ci sono reperti della preistoria, con resti di quello che potrebbe essere il primo uomo, datati a 7 milioni di anni!

Continuiamo poi verso la periferia, dove visitiamo il Seminario Nazionale, che accoglie più di 80 seminaristi del paese.

Concludiamo la giornata con una serata culturale, con canti e danze, nella parrocchia Sacre Coeur.

I lavori proseguono il venerdì e il sabato. L'orario è molto carico, ma è bello trovarsi, conoscersi, condividere gioie e difficoltà con i fratelli vescovi dell'Africa Centrale. E' una Chiesa giovane, bella, molto africana e piena di speranza!

Domenica l'Assemblea plenaria si chiude con la Messa solenne nella Cattedrale di Ndjamena. Ed è Mgr Richard Appora, vescovo di Bambari, In Centrafrica. Perché è il turno della Conferenza Episcopale del Centrafrica, per prendere la presidenza dell'ACERAC. Ed è il Centrafrica che accoglierà la prossima Assemblea Plenaria, nel 2029.

 

 

 











Museo nazionale
Musée national








Messa finale nella Cattedrale di Ndjamena
Messe de cloture dans la cathédrale de Ndjamena
Misa final en la Catedral de Ndjamena