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venerdì 14 giugno 2013

il bello e il brutto































Torno a farmi vivo dopo quasi due settimane. Così gli amici che fanno le traduzioni si sono riposati un attimo (grazie a Chiara per l’inglese, a Ludmila, Terezie e Martin per il ceco, a p.Juan per lo spagnolo, a Regina  per il tedesco!).
Andiamo avanti un passo per volta… Domenica pomeriggio sono partito per Bangui, la capitale: 400 km di strada, e una decina di barriere, tenute dai ribelli (con qualche gendarme, a volte). È sempre una scommessa, perché non hanno nessuna regola, parlano poco e male sia il Sango che il Francese, essendo spesso di origine Ciadiana o Sudanese. Alla domanda: “dove vai”, rispondo che non è questione che li riguardi. In genere mi dicono, un po’ arrabbiati, che invece è il loro lavoro. Al che rispondo che, una volta che sanno dove vado, sono forse in grado di garantire la mia sicurezza? Poi si stufano e mi lasciano andare.
Arrivare a Bangui dopo 4 mesi, con tutto quello che è successo, è impressionante: poche auto (molte sono state rubate e portate in Ciad, altre sono nascoste), poca gente in giro. Molti militari, tra quelli della FOMAC (forza multinazionale africana), quelli francesi e (purtroppo) ancora tanti ribelli…
La tensione è ancora alta, come l’insicurezza. Un amico, con il quale andavamo nel 2008 a discutere con i banditi, è diventato consigliere alla Presidenza. Nonostante l’ufficio, non si fida a dormire a casa sua, perché i ribelli sono venuti più volte a cercarlo…
Sono andato a Bangui per un incontro organizzato dall’Arcivescovo di Bangui con i leader religiosi. Lunedì mattina ci troviamo una cinquantina, musulmani, protestanti e cattolici, per lavorare sulla pace e la mediazione. Si tratta di formazione ma, anche e soprattutto, di incontrarci con i responsabili di altre religione per discutere, scambiarci le informazioni e condividere le preoccupazioni di questo periodo di guerra. Sono seduto tra un prete della diocesi di Bangassou, ed un imam di Bangui.
Questa riunione nasce dalla preoccupazione che, di fronte all’emergere dei musulmani, ci sia una reazione violenta contro tutti i musulmani indistintamente. Ci sono, oggettivamente, elementi preoccupanti di un’avanzata islamica (con saccheggi e attacchi a chiese e cristiani) ma c’è anche il rischio che la gente usi la violenza conto i musulmani, stufa di essere saccheggiata e di vedere che alcuni musulmani hanno partecipato ai saccheggi e ci hanno guadagnato. (qui il rapporto della riunione in francese https://docs.google.com/file/d/0B8xHb5_hvSzRMUxhSmFMeXlhOGM/edit?usp=sharing)
Mercoledì mi dedico ad alcune commissioni. Molti negozi sono stati saccheggiati, molte ONG hanno chiuso o licenziato il personale…
Giovedì mattina, sono all’aeroporto ad accogliere Ludmila, Květa e Martin. Ludmila viene per conto dell’associazione Siriri di Praga, che ci aiuta da anni con gli orfani, gli handicappati, la scuola… Květa e Martin invece sono operatori della televisione ceca, e sono qui per realizzare un documentario sull’aiuto umanitario dei cechi in Centrafrica.
Il viaggio scorre abbastanza liscio. Ci fermiamo a Bossembele, a 160 km da Bangui. Qui c’è, o meglio, c’era una comunità di suore, con scuole e un bellissimo centro di recupero per handicappati. Purtroppo , con la partenza delle suore il 22 marzo, i ribelli hanno saccheggiato  e portato via tutto quanto! Impressionante!
Arrivato qui a Bozoum, invece, trovo una bella notizia: il responsabile delle scuole elementari statali mi porta il resoconto della seconda settimana dall’apertura delle scuole. All’inizio erano 140 alunni solamente, e oggi invece sono saliti a 1.699. Finalmente una bella notizia!









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