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sabato 7 giugno 2014

Dall’Italia al Centrafrica






Dall’Italia al Centrafrica
Eccomi a casa, a Bozoum.  Ma procediamo con un po’ di ordine (ma non troppo…).
Il 27 maggio ero a Bocca di Magra, dove con p.Roberto Nava abbiamo celebrato 25 anni di Ordinazione. Con noi c’erano una ventina di Padri della Provincia, e qualche amico.
Domenica 1° giugno invece ero a Fedio, dove pensavo di fare una giornata con la famiglia e qualche cugino. E invece… sorpresa: verso le 10 iniziano ad arrivare macchine, un pulmino, un caravan: sono amici che da Paderno Dugnano, Bergamo, Ferrara e Rovigo (!) sono venuti per salutarmi e festeggiare!
Celebriamo insieme l’Eucarestia, nella quale, ancora una volta, rinnovo il mio ringraziamento a Dio per il dono del Sacerdozio (immensamente più grande delle mie capacità, e pure Dono che si rinnova ogni giorno!) e  poi pranziamo in allegria. In pomeriggio due passi fino alla chiesetta della Madonna del Pino, e poi tutti a casa!
Lunedì saluto la mia famiglia: mamma e fratello, sorella, cognati e nipoti. Non è facile per loro vedermi partire… ma anche loro offrono con generosità! In pomeriggio arrivo ad Arenzano, e ci mettiamo al lavoro per finire di preparare le valigie (togli metti togli, ma alla fine ci sta tutto!).
Martedì mattina celebriamo la Messa alle 5 nel Santuario di Gesù Bambino di Arenzano, e partiamo verso l’aeroporto. Il volo per Parigi parte con quasi un’ora di ritardo… ma riusciamo a prendere l’aereo per Bangui, dove arriviamo alle 16. Viaggiamo insieme io, p.Davide Sollami, p. Giustino (il nostro nuovo Superiore Provinciale) ed Eleonora Zucchi, una volontaria di San Posidonio (Modena) che starà 3 mesi a Bozoum. A Parigi ci raggiungono 2 suore di Bozoum, suor Graziana e suor Rosalie.
Andiamo al Carmel, il nostro convento di Bangui, dove ci sono oltre 6000 rifugiati da circa 6 mesi. In questi giorni il loro numero era aumentato, a causa di un attacco contro la Parrocchia di Fatima, dove un sacerdote e almeno 15 rifugiati sono stati uccisi.
Da qui partiamo il mercoledì mattina prima delle 6. Per strada incappiamo in una dozzina di barriere di antibalaka, ma non sono particolarmente pesanti (forse anche perché sta passando un convoglio scortato dai militari della MISCA).
E verso mezzogiorno arriviamo a casa, a Bozoum… accolti con grida di gioia di tanta gente: Père a ga awè (il Padre è tornato).  E buon lavoro!





























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